
Si riscontrano sempre più persone in questo periodo che lamentano disturbi o addirittura patologie vere e proprie mai riscontrate prima.
Pur effettuando i controlli medici del caso spesso non vengono riscontrati elementi chiari che permettono di identificare una soluzione pratica.
Questa condizione è molto più frequente tra chi ha optato per l’inoculazione (terapia genica) ma si riscontra anche in chi ha deciso l’opposto.
Da qui, maggiormente per chi già vive delle problematiche collegate a stress quotidiani o a traumi e squilibri remoti, è facile che si inneschi questo meccanismo perverso.
Non a caso il disturbo che si manifesta più spesso è proprio una maggiore ansia generalizzata, una mancanza di sicurezza.
Se avessimo, ad esempio, una piccolissima malformazione cardiaca ma non facessimo alcuno sport o attività a ritmi sostenuti, probabilmente per tutta la vita potremmo non accorgerci del problema.
Ecco, in questo periodo, tra effetti avversi e condizionamenti di massa, abbiamo subito uno stress altissimo e globale, come se ci avessero iscritto alle Olimpiadi, nel decathlon, senza aver mai fatto neanche una corsetta prima…

Vi immaginate cosa proverebbe una persona che soffre di ansia se dovesse lanciarsi con un paracadute? (Il paracadute si apre per certo)

E se una persona con problemi metabolici o cardiaci dovesse fare i 100 metri ad ostacoli? (In fondo sono solo 100 m…)
Ecco, figurativamente, quello che accade in questi casi.
Tutti i sistemi saltano, essendo tra loro intimamente collegati, maggiormente quelli che erano più predisposti a sviluppare un sintomo in patologia.
La patologia viene affrontata dalla scienza a livello medico con ricerche, analisi, protocolli rigidi e sperimentazione etica e scientifica.
In questo periodo e per tale contesto non si sta verificando come si dovrebbe questo scenario.
A delle condizioni imposte (inoculazioni, limitazioni individuali e sociali) non è seguita una analisi delle conseguenze (o forse è stata fatta ma non ci è stata comunicata) ed i problemi che le persone ed i giovani stanno avendo, deflagrati nella loro massima espressione, stanno lasciando vittime sul campo che rimangono abbandonate.
Nella limitatezza delle soluzioni che ufficialmente si stanno valutando e dei numeri che invertiranno a breve la statistica, sul rapporto costi benefici delle decisioni adottate, nella “consapevolezza di essere inconsapevoli” di ciò che sta realmente accadendo, l’unica azione da intraprendere certamente utile e sicura per noi è verificare e ristabilire il nostro equilibrio.
La nostra mentalità occidentale ci porta istintivamente a pensare con l’ottica del “chiodo scaccia chiodo”.
Se abbiamo un problema dobbiamo procurarci un rimedio opposto che lo compensi. Quindi se abbiamo un mal di testa siamo portati ad assumere una compressa e lo eliminiamo (le pubblicità ci fanno anche scegliere tra 6-7 tipi diversi, come i formaggi in norcineria!); ma anche nelle azioni, volendo cambiare casa o avere dei figli aumenteremo il numero o il carico dei nostri lavori in modo da avere a disposizione maggiori risorse.
Tuttavia in entrambi i contesti non si tiene in considerazione che tutto passa attraverso il nostro corpo che in questi casi raramente viene rispettato.
Ecco allora che il mal di testa si riproporrà e noi prenderemo una nuova compressa senza preoccuparci che per togliere il disturbo andiamo ad alterare l’equilibrio biochimico generale, soprattutto dei reni o dello stomaco che inizieranno a soffrire ma senza farci male come la testa, per ora; lo stesso per lo stress che si creerà lavorativamente (senza considerare la conseguente alterazione dei rapporti) che ci darà maggiori risorse per i nostri desideri ma che sarà probabilmente accompagnato da dolori lombari, che per coerenza con la nostra scelta addebiteremo all’età che avanza anche se abbiamo 35 anni…
Tutto questo per ricordare che il nostro corpo è perfetto, che ci manda segnali in tempo reale per qualunque cosa; nel bene e nel male.
Dobbiamo soltanto metterci in ascolto più spesso e fidarci non solo del nostro pensiero (fallace) ma anche dei nostri sensi (che non mentono mai).
Anziché cercare il secondo chiodo per scacciare il primo, la scelta migliore da adottare è quella di controllare il nostro stato reale, nel qui ed ora.
Verificare gli squilibri che sono intervenuti, dove si sono manifestati e ripristinare le condizioni di equilibrio originarie, uniche per ciascuno di noi.
Questa visione è fondamentale per chi considera seriamente la propria salute in quanto non “mette una pezza” ad un problema che si manifesta ma controlla che ci sia coerenza nell’espressione identitaria di qualunque nostra funzione in modo continuo.
Questo è un processo naturale ed innato e può essere compromesso solo dagli innumerevoli ed inevitabili stress della vita.
Una cellula sana non potrà mai ammalarsi ed una cellula è sana se svolge coerentemente a livello informazionale la funzione per cui esiste.
E se il nostro corpo è la nostra mente saranno allineati tra di loro, la Salute è garantita.
Non è solo prevenzione è molto di più: è EQUILIBRIO.
conoscersi per riconoscersi
