Ricordo che da bambino i miei genitori, come quelli dei miei compagni di scuola delle elementari, erano tranquillissimi o addirittura contenti di sapere che i nostri fratelli, sorelle, cuginetti o compagnetti avevano contratto il morbillo, la parotite, la varicella ed altri virus che da sempre accompagnano l’essere umano.
A volte addirittura ci buttavano a giocare a contatto strettissimo con gli infetti, in modo da avere maggiori possibilità di “beccarci” anche noi il virus, fare a casa tra febbre e mal d’orecchi quella settimanella scarsa per poi poter aggiungere una tacca sul calcio del nostro fucile, una nuova immunità acquisita e messa in cassaforte per sempre, evitando di poterla contrarre da grandi quando i rischi sarebbero stati di gran lunga superiori, mettendo a repentaglio la fecondità soprattutto per gli uomini e malformazioni al feto per le donne in gravidanza.
Ed oggi cos’è cambiato?
L’uomo ha scoperto ed alimentato la cosiddetta “immunità naturale” da migliaia di anni, l’unica che una volta acquisita dura per tutta la vita.
E’ così da sempre.
Non occorre essere biologi o virologi per sapere come funziona questo meccanismo che ci viene insegnato già dalle elementari: l’immunità conseguita naturalmente è per sempre.
E’ una legge biologica, senza la quale la razza umana si sarebbe estinta da millenni.
Grazie invece a questa capacità di “modulare” il proprio sistema immunitario in modo naturale abbiamo potuto evolverci, gestire gli organismi patogeni (prima di tutto riconoscendoli) ed “adattandoci” ad essi e non isolandocene.
Mi viene in mente l’immagine di un bambino che come tanti (purtroppo) vive nelle baraccopoli, a piedi nudi su qualsiasi terreno ed in qualunque stagione, sporco e malnutrito e la mia attenzione va in particolare sul naso che cola continuamente.

Non è raffreddore! E’ il suo sistema respiratorio che si autodeterge continuamente espellendo muco che porta fuori con sé polveri, virus, batteri e quello che trova da eliminare lungo il suo percorso.
Questi bambini potranno anche essere strutturalmente fragili, privi di una alimentazione ricca di calcio per le ossa o per tare genetiche dei genitori ma hanno un patrimonio immunitario efficientissimo perché sono cresciuti a contatto diretto con la terra e con tutto, stimolando le autodifese e spesso hanno dei tempi di recupero più rapidi rispetto ai coetanei più “fortunati”.
Niente li separa da questo contatto “pieno”.
Questo non va tradotto, ovviamente, come un incitamento ad entrare in contatto senza precauzioni con sostanze tossiche o pericolose ma, senza togliere competenze a medici e pneumologi, vuole essere solo una riflessione sensata, derivante dall’osservazione delle leggi della Natura e dalla loro applicazione per come la Storia ci ha insegnato.
L’Uomo non può inventare nulla; può soltanto “scoprire” più o meno velocemente le infinite possibilità e combinazioni che la Natura ha già stabilito con le SUE regole.
L’evoluzione non è creazione ma scoperta ed adattamento al nuovo; solo così si può progredire nella conoscenza, in qualsiasi campo ed a qualsiasi livello.
L’atto respiratorio è composto di 2 fasi: Inspirazione ed Espirazione.
Come per tutte le funzioni in natura, un movimento ed il suo opposto devono essere necessariamente bilanciati, come il movimento dei muscoli, il flusso sanguigno di arterie e vene, apertura e chiusura dei ventricoli del cuore e così via, in una dualità perfetta che dal movimento genera la vita.
L’equilibrio tra questi due momenti dello splendido meccanismo della respirazione è governato dal tronco encefalico che riceve gli impulsi da un centro cardiorespiratorio bulbare, una piccola ghiandola che fa da “sensore” per l’aria che entra e quella che esce dall’organismo, sincronizzandola con i battiti cardiaci ed alimentando così il flusso di sangue a muscoli e tessuti secondo i bisogni del momento.
(per chi volesse approfondire qui c’è un bel documento reperibile su Internet e messo a disposizione dal Liceo Alighieri)
Quando corriamo è del tutto naturale ed automatico che il nostro respiro acceleri, che le pulsazioni aumentino insieme ad altri parametri perché c’è una richiesta maggiore ed immediata di energia che viene, ovviamente, dal sangue.
Fortunatamente questo meraviglioso meccanismo non è controllato esclusivamente dalla nostra volontà (per come siamo stressati saremmo capaci anche di dimenticarci di respirare…) e lo stesso vale anche per gli animali.
L’uomo, però, disponendo dell’intelletto e di una maggiore area corticale, riesce attraverso l’emotività ad alterare anche profondamente questo equilibrio respiratorio. Basti pensare ad un attacco di panico che anche da fermi manda in iperventilazione con respiri corti, veloci e affannosi e qualora l’attacco non si risolvesse entro pochi minuti possono subentrare giramenti di testa, formicolii e perdita di sensibilità a viso e mani.
Sensazione bruttissima ma che comunque passerà da sola senza danni fisiologici, rilassandosi ed agevolando il naturale riequilibrio respiratorio che comunque interverrà automaticamente.
A proposito di curiosità, anche i cani possono manifestare attacchi di panico, proprio come noi.
Vi hanno mai proposto (magari per l’ansia durante un volo) di respirare in un sacchetto di carta?
Questo è un rapido rimedio per far entrare nei polmoni una quantità maggiore di anidride carbonica rispetto all’ossigeno, favorendo così un rilassamento muscolare e quindi uno sciogliersi dell’ansia.
Rimedio chimico. Nihil novum sub sole.
Nessuna magia. E’ una delle innumerevoli scoperte che abbiamo fatto nel tempo.
Abbiamo capito come funziona meccanicamente e chimicamente il meccanismo della respirazione (e non solo) grazie alla scienza, all’osservazione empirica ed alla conoscenza.
E’ dunque così facile intervenire sulle componenti della respirazione per cambiarne la chimica secondo le necessità del momento?
Sì ma bisognerebbe sempre tenere presente che stiamo intervenendo alterando un equilibrio naturale e che quindi l’eccezione deve confermare la regola.
Ma allora perché ci siamo trovati a “dover” indossare delle mascherine sul viso che filtrano (e quindi alterano la composizione) dell’aria che respiriamo?
Così come viene alterata l’aria che inspiriamo attraverso la mascherina (che ha una resistenza al passaggio superiore impegnando ulteriormente la muscolatura respiratoria e che ci fa inalare delle microparticelle sintetiche di cui è composta) viene alterata anche quella che espiriamo (anch’essa con una resistenza al passaggio superiore e che di fatto non elimina i microrganismi patogeni espulsi – germi, batteri) favorendo la colonizzazione di funghi ed altri patogeni dopo averla indossata per pochi minuti.
Eppure lo abbiamo fatto: spinti dalla paura e da un dubbio alimentato all’inverosimile moltissime persone hanno optato a coprirsi le vie aeree e fidandosi di una pseudoscienza hanno creduto a pseudoverità che hanno profondamente turbato le loro vite, in modi diversi.
Eppure, ad oggi, non c’è stato 1 solo studio scientifico che abbia potuto dimostrare che le mascherine possano proteggere noi dal virus o gli altri da noi, come ci era stato detto.
Dall’altro lato, invece, ci sono centinaia di studi scientifici pubblicati in tutto il mondo (recentemente stanno uscendo in continuazione) in cui tutti gli autori approdano al medesimo risultato: le mascherine non possono proteggere nessuno dal virus, dimostrando addirittura in molti casi che sono dannose a causa dei materiali con cui sono realizzate e per gli squilibri che comportano al nostro sistema respiratorio.
Non a caso dall’inizio della pandemia sono aumentati in modo esponenziale i casi di attacchi di ansia e panico, i problemi respiratori come le apnee notturne ed anche quelli dermatologici.
Inizialmente c’è stato anche chi ha visto nelle mascherine un vantaggio, in quanto “coprivano” dei difetti e manifestazioni come brufoli, herpes, dentatura irregolare e una buona fetta di mimica facciale che probabilmente avrebbe tradito le emozioni; ma questo da parte di chi?
Da parte di persone che erano già insicure di sé, vittime del giudizio degli altri e del proprio, che in questo contesto da un lato hanno avuto la sensazione di sentirsi più sicure in quanto “nascoste” ma dall’altro hanno permesso alle loro ansie e paure più profonde (ed immotivate) di “montare” all’inverosimile, inconsciamente, inavvertitamente, vittime dell’effetto mediatico subliminale dei principi di autorità e di riprova sociale.
I bambini, che sono figli, nipoti e comunque amici, sono stati costretti nella loro splendida e naturale ingenuità ad indossare le mascherine, anche all’aperto e perfino andando in bicicletta!
E’ ovvio che madre natura, in loro più che negli adulti che già ascoltano meno il corpo, abbia manifestato il suo dissenso elargendo malori dovuti a squilibri respiratori. E dove si era affacciato il buonsenso dei genitori si è abbassata la scure dell’obbligo o del “consiglio” instillato attraverso un vero e proprio terrorismo psicologico.
Mettetevi per un attimo al posto di un bambino: la sua crescita è fatta di continue esperienze, di tutti i tipi ed il suo istinto viene forgiato dal rapporto causa/effetto e dalla coerenza delle esperienze con la realtà.
E cosa avrà imparato da una simile situazione, attraverso la sua naturalezza, la sua spontaneità e la sua innocenza?
Preferisco non pensarlo neanche.
Ma ora è finita. E senza toccare il tema dei cosiddetti vaccini che hanno determinato, e non poco, le regole di utilizzo scientificamente più inaccettabili per la mascherina vorrei lanciare un appello: Ascoltate il vostro corpo! Perché vi sta parlando, da sempre.
E’ stato scientificamente dimostrato che qualunque forma di stress porta ad un blocco del sistema immunitario, che gestisce le nostre difese.
Chi ha indossato a lungo la mascherina (e chi lo fa ancora) spesso lo fa per sentirsi protetto, perché ha “paura” di ammalarsi, di esporsi a mali sconosciuti.
Questa continua condizione di paura o timore paralizza le nostre difese, rendendoci vulnerabili mettendo ko tutte le nostre capacità di autoguarigione (mai come in questi anni ho sentito persone che hanno contratto influenze in continuazione, hanno mostrato disturbi e sintomi nuovi, apparentemente immotivati).
L’invito è quindi quello di documentarsi, seriamente, di ascoltarsi prima e di cercare conferme nella realtà dopo, piuttosto che entrare nel tunnel mediatico che pare sia fatto solo di interessi economici sulle spalle degli ignavi; l’invito è quello di tornare a respirare liberamente, sapendo che quella vicinanza ed il contatto ci fortificano e non ci mettono a rischio!
Basti pensare che il bacio, presente in tutte le culture del mondo, da sempre e da tutti è considerato tra i migliori veicoli per il rafforzamento delle difese immunitarie e recentemente c’è stato chi ha raccomandato la mascherina durante i rapporti sessuali…
Che dire?!? Se attraverso la paura instillata l’immagine di un clown può farci avere il terrore di passare vicino ai tombini stradali, immaginiamo dove si è potuti arrivare con un virus che neanche si vede!
Se quindi sentite che qualcosa non è più “sincronizzato” nella vostra respirazione, se vi sembra che ci sia stato un cambiamento nel ritmo respiratorio, che potrebbe aver coinciso anche con qualche disturbo circolatorio (estremità fredde, torpori, ridotta lucidità, mal di testa, difficoltà di concentrazione), potrebbe essere necessario verificare queste componenti.
A livello bioenergetico, attraverso un semplice test kinesiologico, è possibile mostrare chiaramente sia l’impatto dell’ansia su di voi sia eventuali squilibri delle fasi respiratorie e la Nutripuntura®, in modo naturale ed immediato che agisce sul riequilibrio del terreno riscontrato compromesso, potrà ripristinare a livello informazionale l’equilibrio cellulare.
Venite a verificare di persona, approfittando dei nostri Eventi, la coerenza di queste informazioni in modo naturale e curioso ed al contempo attendibile ed efficace.
Ad maiora,
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